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Nel 1876 succedette l'ing. Ermenegildo Rotondi. Fu anche questa una direzione piuttosto breve perché il Rotondi venne chiamato alla cattedra di chimica nel Museo Industriale di Torino. Dal 1872 al 1879 furono condotti studi nel settore viticolo specificatamente sull'impiego dei fertilizzanti chimici, sull'influenza degli agenti atmosferici, sull'epoca di potatura, sulla maturazione dell'uva, sulla clorosi e l'antracnosi della vite, sugli effetti dell'incisione anulare sulla produzione, sulla composizione chimica dell'uva, sull'impiego del caolino nella chiarifica dei vini, sull'aeramento della fermentazione, sul tenore in tannino dei vini, sulla composizione dei vini piemontesi, ma anche liguri, lombardi e sardi.
Nel settembre del 1879 succedeva come direttore il prof. Francesco Koenig, proveniente dallUniversità di Heidelberg e dalla R. Scuola Agraria di Gorizia. Il Koenig restò ad Asti per 5 anni e si avvalse dellopera del dottor Francesco Ravizza. Si condussero in quegli anni importanti studi sullalterazione nota come girato Proprio al Ravizza si devono le ricerche sullazione inibitrice dei sali rameici sulla germinazione dei conidi della peronospora comparsa sulle colline astigiane proprio nellottobre di quellanno.
Al Koenig, chiamato nel 1885 alla direzione della R.Stazione Agraria di Torino, succedeva ling. Mario Zecchini che provvide a istituire un vivaio di viti americane per far fronte allincombente invasione fillosserica. Nel solo biennio 1886-1887, la Stazione sperimentale distribuì ai viticoltori piemontesi, e non, ben 160.000 talee di viti americane.
In quegli anni si condussero studi sulla gessatura e lacidificazione con lacido tartarico dei mosti, sulla filtrazione, sullinfluenza della temperatura, sullinfluenza dellareamento e della concentrazione zuccherina sulla fermentazione, sulla preparazione dei mosti concentrati, sullimpiego dei lieviti selezionati in enologia.
Nel 1895 anche lo Zecchini fu trasferito a dirigere la R. Stazione Agraria di Torino. Gli successe nello stesso anno il dr. Enrico Comboni che avviò studi sugli effetti dellincisione anulare della vite, sulla maturazione delluva, sullazione anticrittogamica dellacetato di rame rispetto alla poltiglia bordolese, sulla correzione dei mosti, ecc.
Enrico Comboni mancò nel marzo del 1900. Gli succedette, nel 1901, il prof. Federico Martinotti. Questi ammodernò i laboratori dotandoli di nuove apparecchiature e istituì un deposito di macchine enologiche. Collaboravano con il direttore, il vice-direttore Carlo Mensio e gli assistenti Garino-Canino e Cabella. Nel 1910 Mensio con unestesa e approfondita indagine, condotta sul Moscato dAsti, osservava che la stabilità del vino derivava dal progressivo impoverimento di azoto assimilabile (dai lieviti) in seguito a ripetute filtrazioni. Attorno al 1895 Martinotti mise a punto una tecnica di elaborazione del vino spumante in autoclave che poco tempo dopo applicata a livello industriale divenne nota come metodo Charmat
Nel 1914 Mensio e Garino-Canina riconoscevano per primi lazione determinante della degradazione biologica dellacido malico a lattico sulle caratteristiche dei vini piemontesi notoriamente piuttosto acidi. Nel 1907 venne istituito, per disposizione ministeriale, un servizio di analisi per i privati che la Stazione ha svolto sino al 1968.
Laccresciuta dotazione di apparecchiature di laboratorio e di attrezzature di cantina, richiesta dal progresso scientifico e tecnologico, oltre ai più ampi compiti conferiti alla Stazione dal R.D. 28 marzo 1907, avevano reso necessario il trasferimento in locali più consoni alle esigenze della sperimentazione. Nel novembre del 1911 veniva ultimato ledificio, allora, nuova sede della Stazione e tuttora parte integrante dellIstituto.
Al Martinotti, nel 1924, succedette il prof. Sannino e nel 26, sotto la reggenza del vicedirettore dottor Tedeschini, la Stazione veniva dotata di un vigneto sperimentale sito in località Viatosto di circa 6 ettari di superficie. In questi anni si svolsero importanti studi sulle sostanze pectiche, sull'intorbidamento ossidasico dei vini, sull ampelografia e la costituzione dell'Erbaluce e del passito da quelle uve derivato.
Il R.D. 25 novembre 1929 attribuiva alla Stazione Enologica, come alle consorelle Stazioni agrarie, la qualifica di ente governativo con personalità giuridica e autonomia amministrativa, sotto la vigilanza del Ministero dellAgricoltura, con parificazione agli istituti scientifici universitari.
Dal 1931 al 1942 la direzione fu tenuta dal prof. Luigi Casale. In questo periodo furono condotti numerosi studi, si possono ricordare quelli sullintorbidamento dei vini provocato dal ferro, sul potenziale ossido-riduttivo, ecc.
Nel 1948 viene nominato direttore il prof. Ettore Garino-Canina. Il disastroso conflitto mondiale è terminato e possono riprendere gli studi. Essi riguardano la tecnologia, la biochimica e la microbiologia enologica. Vengono condotte esperienze di macerazione preventiva delle uve in ambiente saturo di anidride carbonica, di sistemi di vinificazione tipo il governo alluso toscano, seguendo le trasformazioni chimico-biologiche che i vini subiscono per effetto della rifermentazione con uve leggermente appassite. Vengono condotti anche importanti studi sugli equilibri fisico-chimici in funzione della stabilizzazione dei vini, ecc.
Nel decennio 1950-1959 la Stazione ha svolto anche attività didattica in collaborazione con la Facoltà di Scienze agrarie dellUniversità di Torino presso cui è stato istituito, per interessamento del conte Enrico Marone Cinzano, un corso di specializzazione in viticoltura ed enologia che ha interessato anche le strutture della Stazione stessa.
Nel triennio 1958-1961, successivo al pensionamento del Garino-Canina, lincarico della direzione viene affidato al dottor Emidio Sudario. In questarco di tempo vengono svolte indagini viticole sulla difesa antiperonosporica ed enologiche riguardanti limpiego dellelettroforesi, la caratterizzazione dei colloidi dei mosti e dei vini, lo stato di combinazione degli acidi nel vino, ecc.
Dal 2 febbraio 1961 la direzione viene affidata al prof. Clemente Tarantola. In questo periodo si realizzano alcuni processi di adattamento delle strutture dei laboratori e delle cantine alle mutate esigenze della sperimentazione. Tale adeguamento si compie in maniera particolarmente visibile nel 1969 quando viene realizzato il progetto di ampliamento della Stazione che assume la fisionomia che ha tuttora.
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