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1891-2004: DALLA REGIA CANTINA SPERIMENTALE ALL’ISTITUTO SPERIMENTALE PER L’ENOLOGIA

La Cantina Sperimentale di Velletri venne istituita con R.D. del 28 novembre 1891 e la sua nascita ci ricorda l’opera instancabile di Menotti Garibaldi che alla sua creazione dedicò tutta la sua passione nutrita per questa terra che lo ebbe a rappresentante in Parlamento fino alla fine della sua vita.
Le ragioni storiche che portarono alla istituzione della Regia Cantina Sperimentale di Velletri, nonché il lavoro svolto nel corso dei decenni successivi, sono tutt’ora documentati da appunti del Prof. Vincenzo Prosperi Direttore dal 1924 al 1955.
…..“Poche Istituzioni sono sorte in un ambiente così storicamente importante, per le sue nobili tradizioni viti-vinicole e così propizio, per le favorevoli condizioni di clima e di terreno che offre alla coltura della vite, come la Cantina Sperimentale di Velletri.
La viticoltura non è sempre stata fonte di benessere e di tranquillità per i nostri viticoltori!
Alle crisi periodiche dei secoli passati se ne sono aggiunte, verso la fine dei secolo scorso, delle nuove, che hanno portato alla viticoltura duri colpi, fino ad insidiarne l’esistenza. Ci si riferisce alla comparsa di malattie nuove, quali l’oidio, la peronospera e soprattutto la fillossera.
La comparsa di quest’ultima in Europa ha una storia molto movimentata; si ritiene che le prime infezioni risalgano al 1862, ma è solamente nel 1868 che questo insetto fu identificato in Francia dopo che aveva già provocato distruzioni notevoli in vaste estensioni di vigneti in quella Nazione.
In Italia la scoperta della prima infezione avvenne nel 1879, e, da allora, la sua diffusione è stata incessante; in alcune zone come in Sicilia e in Puglia ha avuto effetti veramente disastrosi per le conseguenze economiche che ne sono derivate a quelle popolazioni.
La comparsa di questo flagello portò ovunque una profonda perturbazione economica e sociale e una rivoluzione nel campo colturale della vite, poiché, mentre da una parte con la distruzione dei vigneti si recidevano di colpo dalle sue basi, le sorgenti di una ricchezza accumulatasi nel tempo, dall’altra con la ricostituzione dei vigneti con nuovi sistemi, venivano a modificarsi radicalmente tradizioni, pratiche ed abitudini rimaste pressocché stazionarie nei secoli.
Sorgevano nuovi problemi da affrontare, nuove direttive da seguire, i nostri viticoltori dovevano apprendere ed applicare nuove tecniche in sostituzione di quelle tradizionali. Si trattava di risolvere problemi ardui riguardanti l’adattamento al suolo la resistenza alla fillossera, l’affinità d’innesto, la fertilità dei nuovi impianti e altre problematiche il cui studio richiedeva una paziente e intelligente sperimentazione.
In queste condizioni lasciare i viticoltori a se stessi significava decretare la fine della coltivazione della vite.
Sorsero così in Italia ad iniziativa dello Stato le prime istituzioni viti-vinicole, delle quali alcune con scopi prevalentemente didattici ed altre a carattere sperimentale, è il caso della Cantina Sperimentale di Velletri.
In seguito, con R.D. 19. giugno 1924, la Regia Cantina Sperimentale fu trasformata in Ente Morale Consorziale autonomo, sotto la vigilanza dei Ministero dell’Agricoltura e di cui facevano parte obbligatoriamente lo Stato e la Provincia di Roma.
I compiti assegnati a questa Cantina Sperimentale erano i seguenti:
1) Studio di orientamento ai fini della ricostituzione dei vigneti su portinnesti americani;
2) Studio dei vitigni e delle uve in rapporto alla vinificazione e al commercio delle uve da mensa;
3) Sperimentazione e ricerche inerenti l’industria e il commercio dei vino;
4) Studi sui mezzi di difesa della Vite dalle malattie parassitarie;
5) Diffusione di razionali pratiche viticole ed enologiche;
6) Esecuzione di analisi per conto di privati e di Enti pubblici, di mosti, di vini e di altri prodotti agrari, nonché di sostanze utili all’esercizio dell’agricoltura;
7) Di altri incarichi speciali inerenti alla viticoltura ed alla enologia, che potevano esserle affidate dal Ministero dell’Agricoltura.
 
Per svolgere tali compiti, l’Istituto dispone di un vivaio di viti americane, di una ricca raccolta ampelografica, ritenuta la più completa d’Italia, di vigneti sperimentali, di una cantina per sperimentazione enologica e di un laboratorio chimico per le analisi.
In questo periodo i meriti acquisiti dall’Ente furono veramente tanti; lo dimostrano i continui attestati di stima da parte di studiosi ed autorità straniere nonché nazionali.
In una relazione ufficiale del Governo Francese, il Direttore generale dei servizi viti-vinicoli riferiva: «la cantina sperimentale di Velletri est un lstitut vraiment remarquable, il est l’un des plus beaux et mieux conçus de l’Europe». Il Presidente dell’Ufficio Internazionale della Vite e del Vino così si esprimeva:”…. La Cantina Sperimentale di Velletri ci ha meravigliati”.
la Cantina Sperimentale di Velletri è stata sempre presente in tutte le manifestazioni e in tutti i Congressi viti-vinicoli nazionali ed internazionali, facendo parte ufficialmente delle delegazioni italiane (Bucarest, losanna, Ginevra, Parigi, Lisbona, Tunisi, Rabat ecc.).
Inoltre la Cantina ha partecipato con i suoi prodotti (uva e vini) a tutte le mostre viti-vinicole che si sono tenute in Italia, ottenendo attestati di primo grado.
A seguito della rapida diffusione della fillossera gli sforzi furono concentrati nel preparare la ricostituzione dei vigneti distrutti con l’impiego delle viti americane.
Velletri in questo campo, che si presentava quanto mai oscuro e irto di difficoltà, ha portato un contributo notevolissimo con i suoi lavori sperimentali. E’ noto come la quasi totalità del vigneto italiano, ricostituito dopo l’invasione fillosserica, sia stato effettuato su portinnesti prodotti e selezionati in Francia, colpita prima di noi dal flagello, e costretta quindi prima di noi a trovarne i mezzi di difesa.
Questa via dall’apparenza facile non è stata priva di difficoltà a causa degli insuccessi ai quali ha dato luogo, porticolarmente numerosi nelle zone aride e ricche di calcare dei Mezzogiorno d’Italia. Non fa meraviglia quindi che i nostri viticoltori chiedessero a gran voce nuovi tipi di portinnesti di creazione prettamente italiana, e quindi più adatti e più acclimatati al nostro ambiente colturale così diverso da quello francese, e aventi caratteristiche che togliessero le incertezze e le preoccupazioni che portava con sé l’impiego di viti di origine straniera.
A differenza delle vie seguite da altri, che per il lavoro di ibridazione utilizzarono come progenitori le stesse viti provenienti dalla Francia, presso la Cantina di Velletri si è partiti da viti americane ottenute in Italia direttamente da seme, ottenendone dei prodotti prettamente locali e quindi in via generale più rispondenti alle speciali condizioni di clima e di terreno e più affini per l’innesto alle varietà dei nostro paese.
A lato di questa attività tecnico-scientifica si è svolta parallela l’istruzione dei viticoltori nelle nuove pratiche della viticoltura moderna, con i risultati i più soddisfacenti, formando una maestranza specializzata, numerosa, delle più abili, tanto che la Cantina Sperimentale è stata considerata oltre che per le viti, un vivaio anche per l’educazione e preparazione dei giovani alle esigenze viticole.
In media tali corsi venivano frequentati annualmente, negli anni ‘30-‘40, da 280 giovani viticoltori.
L’opera della Cantina non si è limitata a catalogare, a produrre e sperimentare nuovi portinnesti americani, a compilare l’inventario delle varietà di uve da vino e da tavola più conosciute e diffuse nel mondo viticolo; bensì si è esplicata, in una misura altrettanto attiva, anche nel miglioramento della produzione attraverso la creazione di nuovi tipi di uve da tavola e da vino con ricerche e lavori di genetica.
Nel settore delle uve da tavola, alle vecchie varietà di scarso valore si sono sostituite delle varietà di maggior pregio che,dopo aver guadagnato il mercato interno, si sono spinte anche verso i mercati stranieri.
Si sono prodotte nuove varietà a maturazione differenziata che vennero a colmare una vera lacuna nella produzione italiana.
Altro importante contributo la Cantina Sperimentale l’ha portato alle ricerche e allo studio dei mezzi più idonei alla difesa dai parassiti animali e vegetali che infestano la vite, all’uso dei concimi in rapporto alla natura dei terreni, alla tecnica dei nuovi impianti, all’applicazione di sistemi più confacenti di allevamento e di potatura delle viti, problema strettamente legato alle esigenze dei diversi vitigni e all’ambiente colturale, alla diffusione in Italia delle migliori uve da tavola e da vino”.
Intanto l’enologia laziale negli anni ‘30-‘40 si dibatteva in una profonda crisi di immagine e di qualità: il panorama ampelografico locale veniva radicalmente modificato e ai tradizionali vitigni - Trebbiano giallo o Greco, i Cesanesi, la Malvasia di Candia, la Malvasia nostrale, il Bellone, il Trebbiano verde, il Bombino bianco - veniva sostituito, quasi ovunque, il Trebbiano toscano dalla produzione più consistente e costante. Inoltre si assisteva al progressivo abbandono della viticoltura collinare soprattutto nelle aree interne della Regione, viticoltura, questa, più dispendiosa ma sicuramente idonea a produrre vini particolari. Questo abbandono dei vitigni tradizionali ha subito un ulteriore consolidamento negli anni ’60 anche a seguito di politiche assistenzialistiche per il comparto vitivinicolo.
La Cantina Sperimentale anche in queste circostanze fece sentire la sua presenza cercando di indirizzare i produttori ed applicando le nuove tecniche enologiche.
Alla rivoluzione viticola degli anni a cavallo del secondo conflitto mondiale, si avvertiva chiaramente la necessità di una rivoluzione cultural-enologica.
Infatti, come riferisce il Prof. Prosperi, i vini prodotti prima della guerra venivano elaborati con sistemi tradizionali e presentavano, di norma, elevate acidità volatili e non si prestavano al trasporto in altre Regioni d’Italia.
Per meglio assolvere ai compiti sperimentali, è subentrato alla Cantina Sperimentale l’Istituto Sperimentale per l’Enologia, Ente autonomo di grado universitario istituito con D.P.R. 23 Novembre1967 n. 1318 (riordinamento della sperimentazione agraria) e la sede di Velletri è
divenuta Sezione Operativa Periferica dell’Istituto medesimo.
Con D.L. 29.10.1999 n° 454 la SOP di Velletri è confluita nel CRA (Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura) con sede in Roma, Via Nazionale, 82.
 
A seguito dell’emanazione del piano di riorganizzazione e razionalizzazione delle articolazioni territoriali, la SOP ha avuto il riconoscimento di unità di ricerca per le produzioni enologiche per l’Italia centrale.
 
Nel corso degli ultimi 10 anni la sede storica è stata totalmente ristrutturata.
 
Dal settembre 1987 dirige la sezione il dr. Gaetano Ciolfi.





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