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LA CANTINA SPERIMENTALE DI BARLETTA: DALLA SUA ISTITUZIONE (D.M. marzo 1879) AD ISTITUTO SPERIMENTALE PER L’ENOLOGIA  (DPR del 23 novembre 1967, n.1318).

La Cantina Sperimentale di Barletta, istituita con Decreto Ministeriale nel marzo 1879, era una delle più antiche fra quelle esistenti in Italia.
Voluta dal prof. Domenico Frojo, insigne studioso che la diresse fino al 1885 e ne fu l’anima e il propugnatore presso il Governo del tempo, rappresentò la prima istituzione in Italia avente lo scopo di disciplinare la produzione dei vini da taglio adattandoli alle esigenze e alle richieste dei mercati. Compito che si manifestò subito di enorme importanza quando nel 1886, a seguito degli accordi commerciali con la Francia, la Cantina Sperimentale si trovò impegnata nello studio di una preparazione più razionale dei vini non solo del circondario di Barletta e della intera regione pugliese, ma anche di buona parte di quelli prodotti nel meridione.
L’attività svolta  risultò di enorme utilità e fu tale da ispirare la nascita di altre simili istituzioni che successivamente furono create in Italia.
Il lavoro proficuo e silenzioso del prof. Frojo si chiudeva nel 1885 con la sua morte e veniva ripreso con non minore competenza dal prof. Antonio Fonseca, la cui permanenza alla direzione dell’Istituto segnò un periodo di intensa sperimentazione a beneficio della grande produzione di massa del Meridione sia per la costituzione di un vivaio di viti americane, sia per gli studi miranti alla realizzazione in Puglia di vini da pasto pregiati e di vini liquorosi. Infatti il Fonseca non aveva mancato di segnalare agli agricoltori pugliesi, anche in periodi di grande attività del mercato dei vini da taglio, la fragilità di una economia fondata esclusivamente su una tale produzione.
Il Fonseca avviò pure una sperimentazione per la produzione di distillati, ma dovette lavorare, per incarico del Ministero, anche sulla concentrazione dei mosti (pratica che poi assunse ampio sviluppo).
Nel 1924, con R. Decreto 19 giugno 1924, l’Istituto venne trasformato in Ente Morale Consorziale Autonomo, sotto la vigilanza del Ministero dell’Economia Nazionale.
Si intese così sollecitare il progresso della industria vinicola regionale, puntando non solo al miglioramento qualitativo delle grandi masse di vino che la Puglia in particolare esportava verso il Nord ed all’estero, ma anche alla individuazione di nuove tipologie di vini più adatti al consumo diretto, ampliando il patrimonio vitivinicolo già esistente.
L’autonomia concessa all’Istituto cominciò a dare i suoi frutti. Infatti, il Notari organizzò due Sezioni della Cantina Sperimentale: una a Cerignola dove era manifesta la tendenza a produrre vini da pasto e l’altra a San Severo, dove la Sezione venne impiantata con un laboratorio di analisi e con una piccola cantina, attraverso la quale si riuscì a fornire il necessario indirizzo tecnico a migliaia di piccoli produttori.
La Puglia raggiunse, così, un livello tecnico elevato nella produzione enologica. La vinificazione razionale si era diffusa in tutta la regione, facendo affidamento su grandi stabilimenti vinicoli, i quali trovarono il sostegno di un’ assistenza tecnica valida per superare le enormi difficoltà nel vinificare grandi masse di uve ad alto grado zuccherino, lavorate quasi sempre in clima caldissimo.
Notari scelse come suo assistente il dott. Mario Mattia per riorganizzare il laboratorio di analisi, che fu potenziato gradatamente e fu sempre più impegnato per la consulenza e per il controllo del commercio interno e per l’esportazione.
La Cantina Sperimentale ha infatti sempre figurato in tutti gli accordi commerciali per il controllo delle esportazioni fin da quello con la Svizzera del 1923.
Alla morte del Notari, avvenuta nel 1934, la direzione dell’Istituto fu assunta dal Dott. Mario Mattia, che lo diresse per circa 33 anni. Iniziò, così,per la Cantina Sperimentale di Barletta, un periodo aureo, basato, essenzialmente, sulla notevole competenza acquisita negli anni da quest’ultimo direttore, dalla sua instancabile operosità e dalla visione globale, precisa e lungimirante del settore vinicolo. A lui, infatti, si deve l’idea, poi realizzata, di far conoscere i prodotti in funzione della identificazione delle zone di produzione. Si incominciò, così, a produrre una collezione di vini da pasto e liquorosi.
Il laboratorio di analisi, compatibilmente con la disponibilità dei locali, era ormai modernamente attrezzato e, puntando sulla rigorosa precisione dei risultati di analisi, era già diventato un punto di riferimento per il grande commercio.
 La Cantina Sperimentale esplicò, dall’applicazione della legge vinicola del 25 marzo 1900 al 1967, il compito di istituto incaricato della repressione delle frodi, con un’azione portata avanti sempre con ferma decisione.
Durante il secondo conflitto mondiale ebbe l’incarico, dal Comando del Commissariato Militare di Bari, del controllo di qualità di tutte le partite di vino per le forniture all’Esercito Italiano.
Si dette incremento poi alla produzione dei principali vini liquorosi, che rappresentavano l’aristocrazia della produzione pugliese e che per molti anni poterono contare solo sulla Cantina Sperimentale per una loro prestigiosa affermazione.
Indubbiamente gli ultimi anni di vita della Cantina Sperimentale, fino al 1967, furono caratterizzati da una intesa attività, che doveva concludersi in sostanza con la organizzazione di un centro sperimentale moderno, attrezzato per affrontare, come era stato messo in programma, tutto il ciclo di una sperimentazione pratica, integrata da indagini di laboratorio, basate sull’impiego di aggiornate metodologie di analisi che erano ben note ai tecnici dell’Istituto. La buona organizzazione e l’efficacia del laboratorio di Barletta avevano procurato al suo direttore l’onore di essere compreso tra i cinque esperti, incaricati dal Ministero di preparare il nuovo testo dei metodi di analisi per i vini, pubblicato nel 1965 e di essere stato chiamato a far parte della Commissione Interministeriale per l’aggiornamento dei metodi stessi, nominata con decreto del Presidente della Repubblica del 18-2-1966.
Nel 1964 , il Presidente degli enotecnici, Carpenè, assegnò il grappolo d’oro al Dott. M. Mattia, come riconoscimento dell’opera svolta per la valorizzazione dei vini pugliesi e per la loro qualificazione come prodotti da consumo diretto di pregio.
Con l’avvio della nuova legislazione sui vini di origine, la Cantina Sperimentale curò lo studio per la delimitazione delle zone, di cui erano state chieste il riconoscimento della denominazione di origine controllata.

Con il DPR del 23 novembre 1967, n.1318 furono varate le “Norme per il riordinamento della sperimentazione agraria” . Lo scopo primario di tale riforma è riportato all’art.1, che recita: “ Per provvedere alla ricerca ed alla sperimentazione agraria sono istituiti i seguenti istituti scientifici e tecnologici aventi grado pari agli istituti scientifici universitari”. Al punto 20) di detto elenco è riportato l’Istituto Sperimentale per l’Enologia.
La Cantina Sperimentale di Barletta venne inserita nell’Istituto Sperimentale per l’Enologia, venendole riconosciuti , così, i meriti che aveva acquisito in circa novant’anni di intensa attività. Era evidente che, con la legge di riforma, l’attività primaria diventava la ricerca e la sperimentazione nel settore vinicolo per il miglioramento dei vini prodotti nell’Italia meridionale. La Sezione Operativa di Barletta dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia conservava la certificazione delle contrattazioni interne e per l’esportazione dei vini nei Paesi esteri. Per quest’ultimo servizio, il laboratorio enochimico di Barletta era e rimase ancora per qualche altro decennio l’unico in tutta l’Italia meridionale, abilitato al rilascio dei certificati per l’esportazione dei vini. Successivamente, con la istituzione della CEE, vennero liberalizzati gli scambi fra i Paesi patner e, pertanto, le certificazioni rimasero solo per l’esportazione dei vini verso i Paesi extra comunitari, come Svizzera, USA, Giappone, Australia, Canada, ecc.
 Nel 1979 ricorreva il centenario dell’istituzione della ex Cantina Sperimentale, che fu ricordato con due giornate (28 e 29 settembre) di intense attività enologiche svolte a Barletta, grazie all’impegno del Prof. Raffaele Carlone, presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia e dello Sperimentatore Dott. Raffaele Lovino, reggente pro tempore della Sezione di Barletta. Le manifestazioni del centenario non servirono solo a glorificare l’Istituzione barlettana, ma fornì anche l’occasione per far conoscere la produzione enologica pugliese e per gettare le basi necessarie alla realizzazione di iniziative promozionali a favore dei vini meridionali.
Solo dopo qualche mese s’iniziò a dare seguito ad un programma di ricerche applicate per il miglioramento della qualità dei vini meridionali, grazie alle conoscenze ed alla notevole professionalità di ricercatore del Prof. Giuseppe Cappelleri, che era stato incaricato alla direzione della Sezione Operativa di Barletta dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia. La sua notevole competenza tecnologica nell’elaborazione dei vini bianchi e rosati dotati di freschezza acida e di aromi fruttati, maturata nelle regioni leader nella preparazione di tali vini, come Veneto, Friuli e Trentino, consentì di svolgere programmi di ricerca di alta tecnologia sia presso la stessa Sezione con annessa cantina sperimentale, sia presso cantine cooperative e di privati. Fu studiato il potenziale enologico di alcune fra le cultivar autoctone di maggiore diffusione ed importanza dell’Italia meridionale, come anche di alcune di particolare interesse, che erano in fase di estinzione, alla luce delle più recenti acquisizioni ed applicazioni tecnologiche. Il miglioramento della qualità, soprattutto dei vini bianchi e rosati , fu notevole, poichè si riuscì finalmente ad elaborare vini più stabili nel colore e nell’aroma, che reggevano bene il confronto con le migliori produzioni italiane ed estere. I risultati dell’intensa attività di ricerca e di sperimentazione furono resi pubblici attraverso un convegno regionale sul tema: “ Proposte Sperimentali per la Valorizzazione delle Produzioni Enologiche Pugliesi”, che si tenne a Barletta il 3 maggio 1984.   Con questa iniziativa si ricondusse l’Istituzione nell’ambito del suo compito primario: la sperimentazione, i cui risultati sono necessari ai tecnici ed agli operatori economici per gli aggiornamenti nella produzione di vini di alta qualità.
Altro periodo di notevoli apporti scientifici alla nostra Istituzione barlettana, è stato quello compreso fra il 1985 ed il 1987, per la nomina del Dott. Rocco di Stefano a direttore della Sezione Operativa di Barletta. Ricercatore ormai affermato in campo mondiale nelle metodologie d’avanguardia delle analisi gas-cromatografiche nel settore enologico per lo studio degli aromi. Con una visione concreta e globale dell’enologia, impostò ricerche enologiche con notevole rigore scientifico e finalizzate alle innovazioni di processo e di prodotto. In quegli anni, infatti, si studiò a Barletta la tecnologia di produzione dei vini con macerazione carbonica, ossia dei vini novelli, utilizzando uve di vitigni autoctoni. Ora questa produzione è diventata un’ apprezzabile realtà regionale, che vede impegnate circa 27 cantine, private e cooperative, con oltre 1.000.000 di bottiglie prodotte nel 2004 . Dal 1987 al 1998 le ricerche, condotte presso l’Istituto hanno considerato tematiche molto varie: studio del metabolismo dei lieviti vinari, spumantizzazione con metodo classico di vini elaborati con uve di vitigni autoctoni dell’Italia meridionale, utilizzo di lieviti immobilizzati in vario modo nella presa di spuma, caratterizzazione dei vitigni meridionali sulla base della composizione polifenolica ed aromatica. Il 25 novembre del 1995, nella suggestiva “Sala Rossa” del Castello Svevo di Barletta fu organizzato dall’Istituto un convegno dal titolo : “ La Ricerca e la Sperimentazione nell’Enologia e nella Viticoltura dell’Italia Centro-Meridionale”. Anche in questa circostanza, la giornata fu densa di relazioni, circa 30 ,che furono esposte da ricercatori e da professori universitari, giunti per la circostanza dagli istituti di viticoltura e di enologia più noti d’Italia.





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